Le autorità lituane stanno trattando come un deliberato atto di sabotaggio legato alla Russia, finalizzato a indebolire le capacità militari dell’Ucraina, il fallito tentativo di dare fuoco, ieri (18 ottobre), a un’azienda di Vilnius che custodisce apparecchiature Starlink di SpaceX.

Vilmantas Vitkauskas, capo del Centro nazionale di gestione delle crisi del governo, ha dichiarato ai giornalisti che gli investigatori sono alla ricerca dei sospetti. “Siamo consapevoli che non si è trattato di un normale incendio doloso, ma di un atto di sabotaggio”, ha affermato, collegando esplicitamente l’incidente ai precedenti attacchi incendiari contro infrastrutture Starlink in Polonia e Bulgaria, descrivendo i casi come parte di una campagna coordinata.

“Questo fa parte dei tentativi russi di interrompere le operazioni di Starlink e di influenzare il successo delle operazioni ucraine. L’obiettivo è l’Ucraina”, ha dichiarato Vitkauskas.

Secondo il primo ministro Mindaugas Sinkevičius, le autorità avevano precedentemente avvertito l’azienda della possibilità di minacce e avevano rafforzato la sicurezza, impedendo così che l’attacco andasse a buon fine. L’episodio è avvenuto sullo sfondo di un altro incidente con un drone che aveva violato lo spazio aereo lituano.

Incidenti analoghi in Polonia e Bulgaria

L’episodio lituano si inserisce in un modello già osservato di attacchi contro le infrastrutture terrestri di Starlink che forniscono supporto all’Ucraina. La sera del 23 settembre, è scoppiato un incendio presso una stazione terrestre Starlink nel villaggio di Wola Krobowska, nel voivodato della Masovia, in Polonia, a circa 50 km a sud di Varsavia. La procura polacca ha aperto un’indagine per sabotaggio, un reato di natura terroristica, e per attività svolte per conto di un servizio di intelligence straniero ai danni della Polonia.

Le autorità hanno dichiarato che esisteva un fondato sospetto che i responsabili avessero agito su istruzioni dei servizi speciali russi. L’obiettivo dichiarato era interrompere la connettività Internet di Starlink in Polonia e in altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, compresi i servizi utilizzati dall’Ucraina. L’agenzia polacca di controspionaggio (ABW) e la polizia hanno successivamente identificato due cittadini turchi residenti in Germania come sospetti; i due sono stati arrestati in Germania a metà ottobre sulla base di un mandato d’arresto europeo.

All’inizio di ottobre, un attacco simile si è verificato nei pressi di Sofia, in Bulgaria. Il deputato dell’opposizione Ivaylo Mirchev, di Sì Bulgaria (DaB | PPE), ha reso per primo pubblico l’incidente, affermando che due individui mascherati avevano deliberatamente dato fuoco a 11 delle 17 antenne presenti in una struttura Starlink, collegata all’area della stazione terrestre di Plana, intorno al 9-10 ottobre. Le antenne sono state descritte come un collegamento fondamentale con i satelliti SpaceX utilizzati nella guerra in Ucraina.

Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha confermato l’incendio e dichiarato che era in corso un’indagine approfondita. Le autorità di sicurezza bulgare lo hanno trattato come un atto di sabotaggio; secondo quanto riportato dai media, due giovani in possesso di passaporti tedeschi sono stati arrestati in relazione al caso. Gli investigatori stavano esaminando possibili collegamenti con una rete più ampia comprendente i sospetti polacchi.

Le autorità lituane presentano ora il tentativo del 18 ottobre come l’ultimo episodio di questa serie di azioni contro risorse Starlink che forniscono supporto alle operazioni ucraine. Il modello si inserisce in un quadro più ampio di notizie riguardanti attività di sabotaggio ibrido legate alla Russia in tutta Europa, rivolte contro infrastrutture critiche, rotte logistiche e sistemi di comunicazione che forniscono assistenza all’Ucraina.

Le tensioni tra Ucraina e SpaceX

Il 14 ottobre, SpaceX ha imposto improvvisamente, senza preavviso, un limite di velocità di circa 160 km/h (100 mph) ai terminali militari Starshield in Ucraina, provocando interruzioni della connettività utilizzata da droni, sistemi di intercettazione, logistica e ricognizione. Funzionari ucraini, tra cui il consigliere presidenziale Serhiy Beskrestnov, hanno dichiarato che la decisione ha bloccato o complicato diverse missioni e che “non è stata una coincidenza”, nel contesto delle tensioni politiche con Washington.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha successivamente dichiarato che i test avevano dimostrato che la restrizione si applicava esclusivamente sul territorio ucraino, con i terminali funzionavano normalmente a velocità più elevate nei Paesi dell’Unione europea, definendola un’operazione deliberata che ostacola la difesa aerea contro i droni russi più veloci e le operazioni al fronte.

Kyiv ha chiesto il ripristino completo del servizio, sottolineando al contempo il ruolo fondamentale del sistema nel guidare i droni d’attacco e quelli utilizzati per l’intercettazione. Elon Musk ha dichiarato che eventuali limitazioni a Starshield vengono decise dalle forze armate statunitensi e, in ultima istanza, dal presidente.

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha definito “estremamente irresponsabili” le affermazioni di Zelensky secondo cui il governo degli Stati Uniti avrebbe ordinato le restrizioni a Starlink e Starshield, esortandolo a essere “molto prudente” con dichiarazioni che non corrispondono ai fatti, dopo che Trump e Rubio avevano negato qualsiasi coinvolgimento dell’amministrazione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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